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Presentazione del libro “Le vicende di Giuseppe Camillo Giordano. Frammenti d’erbario di un botanico romantico” scritto dall’ornitologo  e naturalista Gianni Palumbo.

Giuseppe Camillo Giordano nasce a Pomarico, in Basilicata, nel 1841. La sua formazione, di uomo e di scienziato, è avvenuta in un’epoca che ha visto il meridione, e l’Italia tutta, impegnata nel processo di unificazione nazionale. Nello stesso periodo il paese viveva un forte un grande fermento culturale, una vera e propria rivoluzione che colpiva i più diversi campi del sapere. Un momento molto particolare per le scienze che, tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900, iniziava ad attuare grandi passi di apertura alle novità nascenti, nonostante le difficoltà dovute ad un condizione di grande chiusura con la quale gli scienziati spesso si scontravano.

Il “lascito Giordano” presso la Biblioteca del Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” costituisce l’unica memoria organica di Giuseppe Camillo. Un mondo di indirette deduzioni, una lussuosa biblioteca attraverso la quale poter immaginare il fecondo, complesso e articolato mondo scientifico che pulsava intorno alla botanica e alle scienze del XIX secolo. Il “lascito” è un pregevole scrigno di informazioni per la qualità e varietà dei suoi contenuti, nonché, in generale, per il buono stato di conservazione degli oltre 500 volumi. Diversi, tra questi ultimi, quelli che risultano con dediche, nonché con minute di appunti, con lettere e – in alcuni casi – con delle significative glosse; il tutto appare di grande forza evocativa e sembra poter testimoniare, silenziosamente, la quotidiana e intensa attività intellettuale del botanico. Ricca la presenza di volumi scientifici, in modo particolare, ovviamente, di volumi di botanica di grande pregio storico e documentale. Spicca, inoltre la presenza di tutte le opere di Darwin nel lascito e – in particolare – tutte le prime traduzioni italiane, in eccellente stato di conservazione.

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